martedì 30 settembre 2008

Capitolo 6, ovvero FALAMOS DE AMIGOS E INIMIGOS: OS COLEGAS DO ERASMUS.

Dopo la rassegna degli amici in casa, con cui grandi progetti avremo per il futuro, é bene fare un'altra carrellata di persone che sono entrate a far parte della mia vita, o piú semplicemente, dei giri alcolici al bairro alto praticamente ogni sera, con buona pace di fegati e pancreas.
Stangalino Silvia, da Gattinara (NO): biondissima studentessa di giurisprudenza, grandi occhioni azzurri, fisico tonico e prestante tipico delle ballerine, purtroppo non molto alta (eufemismo). Conosciuta manco a dirlo attraverso Igor attraverso, a sua volta, una ragazza italiota di Reggio di Calabria insomma non é il caso recitare alberi genealogici. Sempre compita e puntuale, simpatica, ma comunque equilibrata; non detiene quell'atteggiamento esplosivo e quasi invadente delle persone dell'Italia del sud - men che meno os ladrões espanhois - ma non é molto incline alle feste erasmus, specie quelle con le inclinazioni piú disastrose.
Sua compare e amica Farioli Giulia da Busto Arsizio (VA), definibile dal termine "elemento". A differenza della precedente, piú incline ai disastri, alla danza sfrenata da disco, amante feroce del Gasoline di Milano (a buon intenditore...) e del suo trombamico - dato che alla domanda "é il tuo fidanzato" ha negato abbastanza convintamente, alla replica "é il tuo tipo" ha glissato con indecisione, visto che normalmente dopo ci sarebbe l'amico ma sarebbe qualcosa di riduttivo allora acho que trombamico seja a palavra correcta - Uolter, che nulla centra con la politica italiana, ragazza dall'aspetto particolare, con copiosi boccoli castani, sorriso sí pronunciato, bel fisico e discretamente pettoruta. Simpatica, estroversa - soprattutto nel modo di vestire - direi che per capire la sua stravaganza sia sufficiente richiamare l'attenzione sopra un paio di occhiali finti che ha comprato, di quelli che ogni tanto si vedono in giro, tipo modello fine anni '70/'80, di dimensioni circa doppie il normale, piú o meno come Sbirulino; ma non ci calco troppo la mano, la figliola parve offendersi o quantomento scostarsi dai pessimi giudizi che io e tal Alessandro (?) di Vittorio Veneto le abbiamo propinato. Vorrebbe trovare un lavoretto qua, e francamente approvo: perché le due graziose guerriere longobardiche hanno la bellezza di due - DUE! - corsi da seguire in un anno qui a Lisboa. Ditemi se non é una pacchianata.
Assieme a loro si muovono un nugolo abbastanza ampio di italioti ometti, di cui a stento mi ricordo il nome data la massa abnorme dei soggetti in questione. Ovviamente, per tutti questi, stare tra italiani o no, non fa alcuna differenza. É bello scoprire di essere una mosca bianca in erasmus.
Andiamo avanti nelle conoscenze. Parliamo ora di Tarzia Elisa da Viareggio (LU). Lei veramente mi piace un casino. Ma non nel senso che me la tromberei, cioé, insomma, magari anche sí, ma questo vale un po' con tutte, ma intendo allora OUT OF TOPIC reprise Elisa é una ragazza di-ver-ten-tis-si-ma, tra le piú simpatiche che abbia mai conosciuto: ride sempre anche quando il suo ascesso perenne la stava uccidendo, sempre a scherzare, un turbine: salta corre si aggrappa si lancia é il simbolo della gioia di vivere. Mi ha acchiappato piú che il cuore, la coscienza. Se per caso sono un po'triste, penso a quante risate ci siamo fatti pensando a "the morning has gold into his mouth" e a "to a horse made as a present, don't look into is mouth". La regina dei birhini. Non importa, in questa sede come sia fatta, quanto sia alta bassa bella o brutta, basta solo che ci sia. Veramente una Dancing Queen. Divago su una gag che ha il sapore dello storico: casa di lei, un po' di persone, jantar italiota per italianofoni o emitalianofoni volenterosi. Arrivo, ciao come va, ah ah cacca culo che ridere tanta simpatia. Piacere io sono Stefano piacere io sono José, mi fa un corputo omo che non si capisce bene che origini abbia, ma ció importa poco, basta non farlo incazzare perché direi che picchia forte. Lei ha un toppettino con mamas a tiro, e io non riesco a non levare il mio sguardo da porco maniaco da lí, e per la mia innata sinceritá, non riesco a non riferirglielo. Grasse risate, si inizia a disquisire circa il suo essere scarsamente pettoruta. Sta veramente per partire la battutona del genere ma sí c'avrai messo un rinforzino tipo cotone idrofobo quando lei, con ascesso a vista per le copiose risate che si stava facendo, mi riferisce cortesemente che lo sbabbaro altro non é che il suo fidanzato. Risate a crepapelle, caras vermelhas, il mio stato era porco tutto... la sensazione allo stomaco per la figura di merda é paragonabile a quando uno si beve alla goccia una pinta di piombo fuso. Saremo amici per sempre.
Proseguendo lungo il filone, varrebbe la pena citare la Piattola, cioé Berão Sara da Coimbra, una nanetta pettoruta antipatica come la morte ma in fondo simpatica come il famoso dito in quel posto perché ha cantato tutto l'album degli ABBA quando siamo andati al cinema a vedere quel capolavoro della cinematografia chiamato Mamma Mia!; altri inimigos sono i romani, di cui i nomi non mi ricordo, ma che traggono con sé tutta la simpatia primigenia della capitale; e poi aggiungerei molti italioti che evidentemente e fortunatamente ho evitato di conoscere o di approfondire la loro conoscenza perché li reputo veramente superficiali, insomma, la crema - e questa é verdade - degli erasmiani.
Concluderei questa parte assegnando il posto d'onore: Aloisi Edda dalla provincia di Rieti. Lei probabilmente é quella che piú d'ogni altra mi ha incantato per la bellezza. Si noti, sto per essere poetico come fui con la Mary Satolli, il che ci si augura porti bene stavolta e non male.
Dicevo, la Edda, nome sí particolare ma in fondo che importa della forma quando il contenuto é cosí grande, é, secondo me, la ragazza piú bella di tutto il circolo Erasmus. Chi mi conosce si aspetta una teutona biondissima altissima levissima estremamente pettoruta e un po' camionista, ma niente di tutto questo. Non particolarmente alta, capelli castani, occhi altrettanto. Il viso piú bello di Lisbona. Assolutamente puro, invulgar direbbero gli alfacinhas, come un piccolo genio della bellezza primigenia che si é risvegliato ed é sbocciato nei morbidi tratti della ragazza, sulle gote semplicemente perfette, sul naso a modo, sul sorriso e sulle fossette che scavano timidi pozzi di gioia sulla pelle appena temperata dal sole e dal vento di grecale. Mai una goccia di trucco sul suo viso, che al piú rovinerebbe la genuinitá del lineamento, mai un orpello o un vestimento che distogliessero gli occhi dal suo viso. Una ragazza semplice, simpatica ma non estroversa, a modo ma non invadente, sempre equilibrata e piacevole, interessata alle cose del mondo senza disprezzare quelle del campanile, insomma una persona dorata. Chiudo dunque cosí, con un pensiero che leggero vola verso lei, come una novella Afrodite che tanto mi fa sognare e brividi mi fa provare, conscio del fatto che non ne sono innamorato, ma dire che non mi fa provare intimamente emozioni sarebbe come un insulto alla sinceritá, e cosí, semplicemente, come sicuro le garberebbe, in silenzio mi addormento sperando che sia felice.

lunedì 29 settembre 2008

Capitolo 5, ovvero FALAMOS DE AMIGOS E INIMIGOS: OS VIZINHOS.

Dopo le vicende burocratiche che tanta parte della mia vita lisboeta stanno prendendo, ora é forse il caso di fare una rapida presentazione e descrizione delle persone che ho conosciuto qui addí il mio rientro dall'Italia: col sommo dispiacere di aver lasciato molte persone carissime con cui ho speso molto tempo durante il Curso de Verão, ho lasciato che la ruota facesse il suo giro e che nuove persone entrassero nella mia vita, io nella loro, accendo una candela e vedo mandela, insomma, molte cose belle sono capitate e capiteranno, e questi sono coprotagonisti con me di quello che sto combinando. Lascio volontariamente qualunque ordine cronologico per dedicarmi só alle persone, a prescindere da quando le abbia conosciute o quanto le abbia frequentate. Ovviamente questa trafila sará solo parziale in numeri e qualitá, le persone si conoscono col tempo e non di certo alla prima occhiata, ma visto che ho conosciuto ettolitri di umanitá in ogni sua forma, allora é il caso di lanciare pillole di conoscenza in merito a questo.
Adunque inizio parlando della composizione della mia casinha portuguesinha. Oltre a me, per ora la casa é occupata da questi personaggi: abbiamo la Izabel Ragoni, brasileira de Rio, che conobbi quando non sapevo parlare ancora portoghese, non capivo niente di quando parlava, e devo dire che ancora adesso quando parla non si capisce granché, ma ormai credo che io sia in grado di parlare solo con gli Alentejani. La nostra amica é un classe '83, quindi la piú vicina alla mia anzianitá lavorativa, carina, simpatica, solare, un po' bassina e col baricentro spostato in avanti a causa di sostenute protuberanze uscendi dal costato, occhi grandi e scuri molto espressivi, sorrisone trentadue denti. Ha solo un problema, oltre quello comunicativo sopracitato. É pervasa dalla saudade. Lei si sveglia presto al mattino, quando mi alzo normalmente é giá uscita, rientra dall'universitá, ci si scambia due parole e qualche brincadeira, poi si chiude in camera sua, attiva Skype o Voip e inizia a macinare ore e ore di telefonemas con tutta la sua famiglia, tutti i suoi amici, il suo ragazzo e la sua famiglia, il manicomio di São Paulo, il gattile di Fortaleza e la favela di Babilonia. Esce di camera mentre io sono giá alla fase post cena e inizia a raccontarmi che tem saudade, che ha sentito la nonna, ma non l'hai sentita anche ieri eh sí ma doveva dirmi delle cose vabbé capisco cosa hai fatto oggi? Investimento e statistica non ci capisco niente perché non ho le basi matematiche ma non me l'hai detto anche ieri? Ah sí ma fa niente insomma oggi avevo un compito e i tedeschi hanno fatto tutto ma io no sono disperata Iza ti voglio bene, io esco, anch'io ti voglio bene, mi spiacerá tantissimo dover lasciare la casa e te a fine mese, tant'é, sic transit gloria mundi. Chiosa: sta con un tipo che si chiama Nuno, lavora nelle produzioni jazz, pare uno sfigatone, ma alla fine ci siamo presi in simpatia.
Diego. Il Galego. Lo spaniardo. Fra' Diego de Jesus. Un ragazzo un perché. Magrolino, occhi chiari, capelli molto mossi e sempre per aria, personaggio da conoscere. Ammetto che ha infranto il mio odio atavico contro gli spagnoli, ma infatti per questo inizio a dividere La Spagna in Galizia, Asturie, Catalogna, Castiglia, Andalusia eccetera. Simpatico ma non invadente, si chiacchera con lui ma non sempre per cambiare aria alla bocca, esce poco per divertirsi molto, insomma, una persona pacata ma interessante e attiva. Solo per dire che tipo sia, era della gioventú socialista, ha perso acchito, mi ha raccontato che Zapatero per lui é una promessa mancata, che ha arrovinato il mondo del lavoro spagnistico, che ora ha ritrovato la fede e sta passando un momento molto cristoforo della sua vita. Non si incazza - quasi - mai e ha comprato una bibbia in portoghese. Un predicatore emipazzo.
Le guerriere di Poggio a Caiano. Iniziamo dalla Martina. É uno scricciolo di 20 chili esagerando, magra magra e bassettina, con due spalle da rugbysta bombato e le ossa a tiro; due grandi occhioni spuntano dal viso aggraziato e un sorriso cosí vivo che potrebbe estorcere un momento di felicitá anche a Cuordipietra Famedoro; tiene lunghi capelli neri boccolosi a cadere sulle spallone, come se fosse una nobile dell'antichitá. Mangia come un bove, é iperattiva, non sta un attimo ferma, anche quando legge, parla sempre, grida fortissimo, un turbine. La chiamo scimmietta perché le voglio bene, e passiamo ore spassosissime a fare brincadeiras, la prendo in giro, facciamo come se litigassimo, insomma, mi diverto un casino con lei. E diciamo che ha anche un bel culo, via. Studia lingue come la sua amica Elena, che descriverei come la controparte piú pacata e razionale della coppia. Elena é sempre molto ammodo, ordinata, precisa ma mai maniacale, parla con piú pacatezza e non urla, é piú diegosa in quanto al divertimento, mi ha insegnato ad usare Voip. Capelli biondi e finissimi, viso come se fosse abbronciato, pelle bianca come il latte. Diciamo che si potrebbe definire propriamente come la "brava ragazza", ma sia lei che la scimmietta non me la stanno ancora contando giusta... voglio vederle ben bene sbronze come sanno fare, e come giá mi hanno raccontato. Chiosa per la Lella: ha una soglia del dolore molto bassa e si impressiona facilmente. Evidentemente per questo non potrá mai partecipare al grande show "Guarda c'é tazza che si fa la bomba", ma penso non si perda niente.
Questo é il gruppo di persone che per ora vivono in casa. La questione poi é molto facile: entro la fine di settembre la Iza vai embora, e verrá sostituita da due ragazze spagnole. Io quelle non le voglio tra le palle. Infatti il piano mio vorrebbe essere quello di cambiare casa. Cosa facile si potrebbe dire, ma in realtá mi piace complicare le cose e allora pensavo di cercare casa con loro e andarcene tutti da un'altra parte, per fare una mega brincadeira ao Mário. Que giro...... Adunque inizieró a informarmi su case intere da affittare, secondo me risparmiamo pure. Alla ricerca della casa perduta, adunque.

venerdì 26 settembre 2008

Capitolo 4, ovvero A SEMANA ANTES AS ÁULAS: DESCANSO, CERVEJINHAS E TÃO SANGUE!!! parte 2.

Affrontato l'argomento burocratico-medico, sempre nel brodo cornice della piú totale nullafacenza, bisogna spendere qualche parola in piú, a mo' di approfondimento, al capitolo precedente, che tratta anche in parte l'universitá portoghese, dato che tanta parte del mio prossimo futuro sará, umma zumma baccalá, casa delle libertá.
Allora, la struttura dell'universitá é molto molto diversa da quella di Palazzo Nuovo o di Festa del Perdono: é spansa in tanti edifici non particolarmente enormi, in un area un po' brulla ma molto ampia non a caso chiamata Cidade Universitaria. Mettiamola in questi termini: é come un campus universitario americano venuto su un po' male e un po' sporco, con gli edifici delle P.N., ovvero Pavilhão Novo che ricordano le aule di via mercalli, con l'erba che assume quei tratti giallini tipo aree semidesertiche, con le mense che odorano amorevolmente di bacalhau, insomma, mi piace un casino questo look decadente che pullula qui a Lisbona. E qui il discorso va esteso anche ai lavoranti, persone tranquille e pacate che se non hanno voglia di fare ti invitano cortesemente a tornare il giorno dopo e scrostarti dalle scatole. Adunque, avevo degli impegni burocratici da assolvere, o meglio, che volevo assolvere prima dell'inizio delle lezioni: essenzialmente formalizzare l'iscrizione, far firmare un paio di cose, e inviare tutto a Torino. Per chi mi sta seguendo, giá sa che niente di tutto questo é riuscito a concretizzarsi, se non l'iscrizione. Infatti bel bello un giovedí lisbonese come tanti altri mi dirigo alla URE, la famosa Unidade de Relações Externas della faculdade, lá ove c'era il famoso ufficio erasmus. Essendo come al solito uscito la sera prima, ero giá tutto trafelato e ovviamente in ritardo: quest'ufficio come tanti altri nel mondo non so bene perché rimane aperto 15 ore a settimana, dalle 9.30 alle 12.30 per 5 giorni. Mi precipito trafelante all'ufficio, approssimandomi ivi alle 12.20. Una persona normale direbbe, chemmefrega che mancano dieci minuti alla chiusura, vorrei venire accolto come tutti a qualunque orario d'apertura, insomma, vorrei essere un cliente come gli altri anche qui. Faccio segno ad una signorina ammodo sentata all'interno del pertugio, che manco a dirlo fa il gesto piú diffuso in tutta la penisola iberica: attenda, prego. Scatta l'ora X. La tipa esce. Avverto odore di presa in giro, non so come mai. Mi chiede, con gentilezza cosa devo fare. Beh cocca, devo formalizzare l'iscrizione. Allora fai cosí cicciottello: torna domani tra le 9.30 e le 12.30 perché ora qui é tutto chiuso, porta fotocopia del documento alt aspé ce l'ho, ah ce l'hai? Sí, ho tutto... sguardo serio. I nostri occhi si incontrano in un turbinio d'amore burocratico e fancazzista... é passione pura. Mi fa entrare e compiliamo assieme come due piccioncini degni della segreteria del PCUS tutte i documenti. Si stupisce persino che abbia la fotocopia della tessera sanitaria, hai visto zia? Sono stratonico meglio dei germanici omini, e parlo persino portoghese. Mi consegna cumuli di materiale assolutamente inutile dandomi informazioni assolutamente inutili dato che mi erano giá arrivate dal curso de Verão, una SIM portoghese con 2,5 euro dentro e un biglietto di andata e ritorno per la metropolitana. Firmo le cose e me ne vado tra complici sguardi documentari, mentre la segretaria caccia via in malomodo una tedesca venuta per lo stesso motivo. Prima di lasciarla all sua strssantissima pausa pranzo, le chiedo se gentilmente mi puó indicare come e quando posso parlare alla Professora Doutora Excellentissima Sua Santidade Dona Maria Leonor Garcia da Cruz, ovvero la mia coordinatrice Erasmus. Mi dice stizzita - azz ho commesso un errore, il nostro amore di carta e timbri sará per sempre compromesso - che non é a lei che mi devo rivolgere, ma ai coordinatori Erasmus, cioé i Ss. Corrêa Monteiro e Cosme, del Departemento de História. Che ricevono esattamente il giorno dopo al Dipartimento stesso. Grazie mille, io vado, buon pranzo, ma la magia era giá finita: mi guarda senza quel brillío d'occhi come se ci fosse una lettera da smistare al rettore, ho commesso due errori imperdonabili, addio e scusa.
E questa é la fine dei giochi. Uno a zero per me, direi senza problemi, in realtá il bello doveva ancora venire. Circa la segretaria travestita da Braida, professori eccetera giá si é parlato. Il lunedí mi vedo in universitá con Igor per sollazzarci un po' prima che iniziasse finalmente la mia prima lezione, storia del Brasile 1, alle 6 da tarde. Per star sicuro arrivo in universitá alle 10 del mattino, per acclimatarmi e prepararmi. Non ho nascosto a nessuno il fatto che avessi un po' di timore, soprattutto per il fatto della lingua e della comprensione. Mi dico, to' guarda, é lunedí, potrei andare a vedere se dalla Braida c'é qualche novitá e magari i professori! Mi avvicino alla porta. Lei come al solita fa finta di non vedermi. Dopo venti minuti entro la porta, mi fa cenno con la testa, capisco e senza cambiare espressione al volto esco dalla stanza. Ah, il Portogallo! Patria vera di santi e navigatori, di ritardi e ritardati, di nani e divani, barche vere e finte Braida! Una volta di piú mi stupisci per la tua calma, pacatezza, fermezza d'animo e indifferenza pombalina, per i tuoi professori trinitari e per le tue segretarie desculpe espere, per il tuo bacalhau à bráz e per il profumo del Tejo alle 3 di notte... un minimo di organizzazione i tuoi dei dimenticati non te l'hanno regalata?
Aspetto trepidante le 6. Conosco meglio un amico di Igor, tale André, estudante de engenheria e in quanto tale giá da me ribattezzato gasolineiro. Mi insegna un po' di palavrões, come 12 o 13 sinonimi per dire tette que giro e altre parolone utile per una comunicazione piú adatta al Bairro. Sono le sei. Le emozioni si rincorrono, mi avvicino alla sala PN10, vedo che c'é un po' di gente vaiiiiiiii dai diamine che si comincia sono due anni che non faccio lezioni e ora sono in portoghese che megascimmiaaaaaaaaa sei e cinque guardo le fighe e provo emozione sei e dieci guardo le fighe e provo sentimenti di buoni propositi sei e quindici inizio a tremare, passo dalle fighe ad una vegliarda che parla in portoghese lentamente e comincio ad essere scostante sei e venti tutte le fighe entrano in un'altra classa e mi rimane solo la vegliarda, 4 ragazzi, la desolazione del corridoio vuoto e tanta apatia. Sono tutti erasmus. Dove sono i portoghesi? La vegliarda che passa alle 1000 parole al minuto senza respirare ci invita ad uscire, il prof non ci sará. Portogallo, Portogallo... ah caralho!
Passo un bel post lezione-che-non-c'é-mai-stata a bere cervejinhas con gli amici appena conosciuti, finalmente un verdadeiro tavolo Erasmus: si conta un italiota, uno spaniardo, un catalagno, un francofono, un crauti e una flamenga figa. Evvai!
Giorno dopo. Inizia il corso di Archeologia del Tardo Antico. Alle 14. Ma stavolta sono piú furbo io. Passo davanti al dipartimento di storia, ma non voglio entrarci, oggi voglio tutelarmi. Vado alla bacheca di Storia, e vedo quell'amorevole aviso che dice che le lezioni di Storia del Brasile iniziano il 25; bene, almeno ho la certezza che inizieranno... poi butto un occhio alla bacheca di archeologia, e trovo ovviamente un aviso che invita i gentili studenti di Arqueologia da Antiguidade Tardia a tornare lunedí 29 per iniziare le lezioni. Insomma una volta di piú sono in universitá a fare niente. Almeno ho la magra consolazione di non essere l'unico in questa situazione: incontro periodicamente tutti i miei compari del corso di Brasile che vagano disperati per l'universitá per iniziare lezioni che non inizieranno mai. Giorno successivo. So per certo che comincia alle 18 al solito PN10. Ma stavolta sono ancora piú furbo, e la dea della giustizia mi da ragione ancora una volta. Foglietto targato universitá e firmato il 26, cioé il giorno stesso, con scritto che le lezioni iniziano il lunedí della prossima settimana. Cornuti, eh stavolta ci vuole proprio... insomma, non ho proprio niente da fare qui, e fino a lunedí saró ancora in vacanza. Niente lezioni, niente di niente. La massima della farsa é la presentazione dell'universitá agli erasmus: alle 13, tutti stipati in un'aula che dovrebbe chiamarsi anfiteatro e io avrei chiamato bocciofila, mi riempono di fogli e informazioni che giá sapevo, oltre al fatto che la presentazione é condotta dalla mia innamorata burocrate che peró non si ricorda di me o piú probabilmente mi ignora... affari tuoi cocca, i miei timbri non saranno mai tuoi. Ovviamente le informazioni recatemi non mi servono a un bel niente, perché siccome sono a metá tra licenciatura e mestrado devo andare a recepire informazioni peculiari dalla grande capa segretaria dell'URE.
Ma questo racconto che potrebbe chiudersi cosí, nella tristezza per una settimana di energie spese per il nulla, non sarebbe proprio verdadeiro. Adunque bisogna sottolineare due simpatici eventi: la Praxe, ovvero la goliardia portoghese: gente mediamente ubriaca, tanti tanti tantissimi tutti vestiti con un vestito molto compíto e nero, con un mantello steso sull'avambraccio che nella prima settimana accoglievano le matricole con canti, scherzi e riti degni della migliore goliardia. Unici problemi: fanno espectáculos solo la prima settimana dell'universitá e sono poco violenti. I miei amici goliardi saranno contenti di sapere che soprattutto gli iuresperiti sono i piú aggressivi e che a Coimbra pare siano anche piú violenti. Seconda scenetta carina: in realtá ho partecipato ad una lezione, ma un po' particolare: la lezione di italiano di Igor presso la sua universitá... é divertentissimo vedere come le persone straniere imparino la lingua italiana e che errori commettono, per esempio i portoghesi non hanno coscienza dell'uso delle consonanti doppie e pronunciano tutte le parole con l'accento piano e non sdrucciolo; mi sono anche dilettato nella lettura di un testo grazie all'accondiscendenza della professoressa di italiano. In generale direi, que giro!!!

domenica 21 settembre 2008

Capitolo 3, ovvero A SEMANA ANTES AS ÁULAS: DESCANSO, CERVEJINHAS E TÃO SANGUE!!! parte 1.

Dopo la copiosa dose di burocrazia acquisita nelle immediate vicinanze al mio ritorno a Lisboa, mi accomodo un pochetto sugli allori e decido che é il caso di non fare niente. E cosí passo in sostanza i primi giorni del mio amorevole ritorno qui, senza grilli per la testa, con tanta voglia di fare e arare, dire fare e baciare, pare compare ci sia una comare, rare ed ignare le tipe da trombare.
Ma sciogliamo un pochino la matassa cronologica per affrontare il discorso in maniera un po' tematica. Allora, iniziamo con le evidenze burocratiche, perché evidentemente non sono ancora finite. Nel periodo che mi separa dalla visita con Alvares Pereira e il completamento della missione insulinica, decido che forse é il caso di risolvere anche le amorevoli questões com a universidade. Dunque, un bel mattino, mi dirigo felice e pasciuto alla mia cara universitá all'ufficio URE, ovvero Unidade de Relações Externas, carico della mia capacitá organizzativa tipo wehrmacht, pronto per fare tutto quello che l'universitá mi chiede. Effettivamente arrivo alle 12.24, e da buona popolazione emilatina la segretaria - bea mona tra l'altro - mi fa notare l'orario e cicciotto fuori dalle scatole qua chiude ma come devo tornare domani ma sono qui adesso ti prego non rompere torna domani e fai la fotocopia del documento d'identitá ma ce l'ho. Ce l'hai? Sí, io, diciamo, ho tutto. La tipa guarda, scandaglia le mie interiora dagli occhi, e mi da fiducia. Effettivamente avevo tutto: foto, fotocopie, simpatia e cortesia. mi dice un milione di cose che giá so tutte. Mi fa firmare una dichiarazione d'arrivo. Mi molla un pacco di cose che scopro avere giá. Rimbalza malamente una tipa che doveva fare le stesse cose, ah ah sfigata ci vediamo negli inferi. In 10 minuti abbiamo fatto tutto ció che compete all'universitá di Lisboa, le chiedo se mi puó dare un contatto anche mail con la dona professora doutora Maria Leonor García da Cruz perché deve firmare alcune cose per me e Unito, al che mi appioppa un foglio con scritto gli orari dei coordinatori del dipartimento, cerca questi, la Cruz non centra. Muito Bem, obrigadinho, até ao infinito.
Giovedí, é l'ora della visita. Mi presento in orario all'orario della visita augurandomi di fare tutto in fretta: un'ora e mezza di attesa. Ah, i tempi portoghesi, questi misconosciuti! Intanto che leggo il mio Gógol, ad un certo punto vengo chiamato dal senhor doutor Alvares Pereira: guarda la sala d'attesa, non capisce, chiama "Stefáno", mi alzo, "andiamo" sostiene con fare divertito, brutto monade mi chiamo Stéfano, non Stefbusdelmiao; mi aspettavo un dottore normale, in realtá é tipo lo sciur Brambilla... como está? Mah, fica bem... como fica bem? Normalmente as pessoas che vêm aqui ficam mal, che diavolo ci fai qui te bosal? Guardi, il mio male é cronico, tende all'infinito come i limiti, insomma, vorrei una ricetta per l'insulina. Ah. Che insulina hai? Fammi vedere i documenti. Tiro fuori una copia delle paginas amarelas di documenti, gli parlo del tipo di insulina, non capisce. Glielo ripeto cento volte, humulin I, non é difficile, alla fine lo scrive sbagliato. Vabbé, ne parlo con la farmacista dopo. Poi azzardo la domanda: Desculpe, queria uma outra coisa... antes de ir aqui em portugal tive dor de garganta, foi uma inflamação de origem viral, e tive de tomar antibióticos... pode olhar para ver como está agora? Assim posso encontrar uma solucção ao problema, sempre que esteja. Comunicazione perfetta. Mi sentivo in paradiso. Risposta immorale: ah, qui ci vorrebbe un otorinolaringoiatra, facciamo cosí, vieni alla finestra e vediamo. É un po' infiammata la gola... aguarde, a tosse que tive era um pouco mais debaixo... ah, capisco, niente, non ci posso fare niente, non ho la lanterna per vedere sotto, comunque fa' csí, prendi un po' di mebocaina ghghghghhg assieme all'insulina. Dovrebbe andare tutto bene. Mah. Obrigado, ciao ciao. Ma ho la ricetta, e chi mi frega?!?!?!
O dia seguinte. Mi sveglio malamente dopo una seratona (vedi infra) pronto con fiatella da grandi occasioni per parlare con i professori. Mi presento alle 11, i prof ricevono tra le 10 e le 12, consonante aos documentos da URE. Trovo il dipartimento. Entro. Trovo la segretaria. Non ci credo. E' identica a Lodovica Braida. La cosa mi rincuora. Risponde anche con lo stesso tono a metá tra lo stizzito e lo scostante... che amore! Chiedo se ci sono i coordinatori. No guardi stamattina non sono proprio arrivati, provi ad aspettare un po'. Cazzo come in Italia. Uff, aspettiamo. Mi faccio un giro per l'universitá, vado al DLCP a chiedere se ci sono i risultati del CAPLE, zerella. La certificazione dell'universitá peró mi viene confermata mi arriva a casa direttamente, al famoso indirizzo davanti all'esselunga (ghghgh). Mezzogiorno e mezza, sto morendo letteralmente dal sonno, rientro nel dipartimento. Provi dopo l'almoço. Cazzo. Come in Italia. Pranzo caffé paglione sooooooonno giretto per l'uni. Per me i prof non arriveranno mai. E ho bisogno solo di due firme, pensa te. Proprio come in Italia. Arrivo al dipartimento. La Braida lusofona non mi riconosce. Mi ripresento. Si ricorda. Scuote la testa. Ma vaff... Capito. Volto na segunda féira. Sperando che ci siano.
Chiosa al discorso burocratico. Il ratto dell'insulina. Si noti: 10 giorni per un'insulina. Entro nella mia farmacia di fiducia, ci avevo giá preso della mebocaina ghghgh. Presento tronfio la ricetta e dico: vorrei un insulina ed un'acqua distillata. Mascalzone, si metta in coda. Presento una banconota da 50 euro. Non pretenderá che cambi una banconota da cinquanta euro. Sono un cliente come gli altri, e guarda un po' che adesso bisogna andare in giro con i soldi contati, é una vergogna. Riprendiamoci. Inizia un nuovo calvario. La capa non riesce a capire che insulina sia perché il medico scrive male. Glielo spiego. Non capisce. Madoooooooooooooo un insulina!!!!! HAI PRESO UNA DIAVOLO DI LAUREA PER NON CAPIRE CHE DIAVOLO DI INSULINA É?????? Abbé, provvidenzialmente tiro fuori la pera e gliela mostro. Guarda e non capisce. Alla fine mi chiede la scatola, che non ho perché non ho normalmente le scatole di insulina con me. Abbé. L'arcano emerge. Le insuline portoghesi si chiamano diversamente da quelle italiote, proprio come le persone pensa un po'. Il piano di battaglia sará: vado a casa a prendere le scatole delle insuline cosicché la farmacista faccia delle fotocopie, trovi in un supertomofarmaceutistico la corrispondenza con le insuline italonomate, ne faccia richiesta, arrivino, mi telefona e posso andarle a ritirare. Tempo previsto: un'infinitá. Meno male che sono una persona intelligente e ho fatto tutto questo con largo anticipo, perché altrimenti sarei dovuto tornare in italia... Anche qui, speriamo. Alla fine dei conti non sono veramente riuscito a risolvere bene e completamente niente della burocrazia che dovevo fare nonostante ci fossi stato dietro circa 3 giorni in termini di tempo effetivo. Speriamo che vada meglio. Ma come si suol dire, chi vive sperando, muore cagando. Specie quando cerca di evacuare la burocracija!!!

lunedì 15 settembre 2008

Capitolo 2, ovvero AINDA BEM-VINDO, SOU A TUA MELHOR AMIGA, A BUROCRACIA.

Appena avuto tempo di ricordarmi chi sono e cosa ci facessi in Portogallo, ho iniziato a cercare di capire cosa dovessi fare di importante nel periodo che mi separa dall'inizio delle lezioni. Essenzialmente gli obiettivi sono due, il primo, piú importante, é comprendere l'essenza ultima del SNS, o serviço nacional de saúde, cosí che possa procurarmi le mie insuline senza per questo doverle portare volta per volta dall'Italia; il secondo obiettivo, meno urgente, é quello di completare gli adempimenti dell'universitá per gli ERASMUS. Decido, dopo aver sonnecchiato come si conviene dati i recenti avvenimenti, di concentrarmi completamente sull'affaire insulinico: decisamente il piú importante e faticoso.
Parto dalle informazioni che giá ho: per fruire del SNS bisogna avere un cartão de residência temporânea, tipo un visto, e va fatto al SEF, o Serviço de Estrangeiros e Fronteiras; con quel documento bisogna andare in un Centro de Saúde, cioé un ASL, e farsi registrare. Dopodiché bisogna trovare un medico di base, presentarsi educatamente altrimenti a letto senza wurstel(tm) e farsi fare una ricetta, con la quale andare in farmacia e ritirare sta catzo di fialetta di insulina. L'idea di fare tutte queste cose mi fa pensare che forse é il caso di farsi inviare dall'Italia l'insulina, piú comodo e semplice, ma dato che desidero conquistare il mondo allora forse é il caso di comprendere anche SNS, insuline, farmacie portoghesi e medici di base.
Armato di tanta buona volontá, telefono al SEF, dato che prima di tornare in Italia giá ero stato nei locali del SEF, dove mi hanno rimbalzato violentemente dicendo che dovevo prima prenotare al telefono per poter ottenere il visto. Telefono, e con la tecnica del giaguaro lusofono sparo centoventi parole all'ora in una lingua tutta mia che peró pare ai piú comprensibile. Bene, quando dico all'empregada che sono italiano e ho bisogno del cartão, lei mi dice che ho sbagliato tutto e che non devo rivolgermi a loro ma alla Câmara Municipal di Lisbona, che provvederá a registrarmi eccetera. Va bene, saluto e cerco qualcosa in merito a questa Câmara. Ovviamente il sito internet offre ben poche informazioni, ma almeno c'é un numero a cui chiamare.
Ora, mettiamo subito le cose in chiaro, chi mi conosce sa bene quanto io non sopporti telefonare, quindi immaginino lo sforzo psicologico che ho compiuto per fare tutto ció: Erasmus significa anche questo, svegliarsi presto la mattina per telefonare al comune di Lisbona.
Dunque telefono e inizia la trafila dei rimbalzi. Inizio a raccontare la mia solita tiritera, piú o meno bom dia, queria uma informação, eu sou um estudante italiano e preciso do cartão de residência temporânea, como posso fazer para tê-lo? Si noti, avessi detto cose cosí, dieci e lode, invece penso sia impossibile poter trascrivere la natura delle cose che ho detto, in una lingua incredibile che peró sembra venisse capita: il problema al solito ero io che non capivo 'na ciolla di quello che mi dicevano se non dopo una trafila infinita di eh? O que? Desculpe? Ah, sim sim. Insomma, la prima tipa mi passa un altro ufficio, mi risponde uno/una che dopo che ho detto Bom chiude la telefonata e mi passa un'altra. Alla fine un'empregada mi risponde con criterio e mi dice cosa devo fare: venire alla Câmara e fare sto certificato di Registo da União Europeia, che veramente non so dove e come sia comparso nei vari rimbalzi, ma si é sostituito al cartão di cui sopra. Posso venire ora? Erano le 11 del mattino. Sí, qua qualcuno lo trovi sicuro. Dove siete? A Entrecampos. Ah, in fondo a rua 5 de Outubro? No, nella porta dall'altra parte dell'edificio. Ok, que giro, arrivo subito. Fantastico, mi fiondo lí e aspettando solo un'ora e mezza per due persone davanti a me in coda riesco a fare il registo!!! Solo SETTE EURO CAZZZOOOOOOOOOOOO FORMIGONI DI LISBONA IO TI ODIO UN ALTRO CERTIDÃO DEL MENGA PER UN BOTTO DI SOLDIIIIIIIIIIIII MALNATO!!!! Ma in fondo non mi offendo piú di tanto, Lisboa gosta-me, e ainda mais aqui governa o PS, sete euros não são muitos para mim, e aqui podem ajudar a cidade que gosto. Que viva Lisboa! Tronfio del mio nuovo certidão, lo piego con perizia e lo pongo nella mia nuova custodia per o bilhete de identidade ispessendolo non poco. Ma é l'una passata, allora spesa rapida in un supermercato di entrecampos, ritorno con 3 litri di succo di frutta che ovviamente mi scoleró in due giorni, ma in fondo chissene, sono só 24 kcal*100 ml, quindi 720 kcal in totale, diviso 2 giorni sono 360, considerando che non mangio verdure perché non mi va di prepararle, insomma ci sta. Salgo in cattedra: non ho piú voglia di fare sacrifici per la mia insulina per oggi. Passo il pomeriggio e la sera a cazzeggiare, a chiaccherare con Isa e il suo ragazzo - credo si chiami Nuno, ha l'aspetto di un supersfighé e per questo lo trovo sí simpatico, mi pare che faccia il jazzista nella vita mpf fallito ma in fondo non é che me ne importi granché - con la simpatica gag che vado al centro commerciale a comprare un sistema 2.1 di casse per il pc cosí da far ascoltare ai miei amati vicini angolani un po' di sani IRON MAIDEN diamine e cuffie e microfono per usare finalmente skype.
E fu sera e fu mattina, e grazie ai miei superpoteri giaguarici decido che ho voglia di dormire e perdere tempo. Dovevo andare in universitá ma questa é questione che risolveró settimana prossima. Piuttosto inizio una storia molto interessante: trovare in che diavolo di quartiere e a che centro de saúde appartengo, e capire ove esso si trova. Impresa difficile, perché il sito del comune di Lisboa non me lo dice, Google Maps mi dice São Jorge de Arroios ma mi sembra strano perché per metterla alla milanese, e come se io che abito in quartiere Feltre risultassi nel quartiere di Loreto, insomma non mi fido fino a quando non penso ovviamente alla soluzione piú semplice: scrivere su google.pt il nome della mia via e "junta da freguesia", ovvero il distaccamento amministrativo. Il risultato é terribile: São Jorge de Arroios. Continuo a non fidarmi, o almeno, in veritá, a sperare che google si sbagli. Decido di chiedere alla mia farmacia di fiducia. Situazione simpatica. Due farmaciste, una idosa, un cicciotto italiota. Comincio a fare domande del tipo senti io ho bisogno di un medico che mi faccia una ricetta per l'insulina, ne conosci uno? Insomma, come posso fare? Beh cicciotto prendi queste pastigliette per regolarizzare as obras, e intanto iscriviti al centro de saúde. Mi dica gentile capoccia, dove devo dirigermi per ottenere ció? Dove abiti? Qui, rua Gonçalves Crespo 23. Ah, scusa collega farmaceutica, a chi appartiene quella via lí? E sale in cattedra la saggezza burocratica della signora idosa e faladora presente nella farmacia: ah sí qua é São Jorge de Arroios (gh) no aspetta vuoi dire che, no te lo chiedo per fare lo gnorri per fare una ricetta per una roba qui cosí, insomma, dove/da chi devo andare a farla? Beh, devi andare al Centro de Saúde, chiaro. Ah, che bello e dov'é? Beh, aspetta che mi ricordo... sí, in rua Aráujo. Fixe... onde fica? A Alameda. Gh. Inizio a sorridere dicendo no dai é uma brincadeira, cioé devo farmi 10 minuti a piedi e poi due fermate di metro? Eh sí, e si sorride per sdrammatizzare. No dai, una cosa migliore non c'é? Eh no. Vabbé, allora andró lí. Saluti e baci a tutti. Mi dirigo subito al posto, con quella naturale macchinositá data dalla misconoscenza delle strade. Entro. Vedo un rapaz seduto con una divisa. Mi dará delle info precise. Manco per le «biiip». Mi dice, predni un numerino tipo macelleria, e aspetta e parla con l'impiegata lí dentro. Attendo un po', parlo con la tipa. Una vegliarda che probabilmente fra un anno o due va in pensione e secondo me non durerá ancora molto a lungo. Le spiego il problema. Inizia a parlarmi in un portoghese a me incomprensibile e veramente me la vedo brutta, non capisco niente, dopo lunghe trafile di ehh? O que? Desculpe? eccetera rispondo sbagliato. Con la calma dei giusti e l'affetto dei cari(tm) alla fine riusciamo a quagliare la situazione. Finalmente, dopo aver tirato fuori tutti i documenti possibili e immaginabili, dopo aver dato ogni genere di risposta sbagliata, dopo aver capito ogni nefandezza possibile dalle parole della tenera e onesta idosa, riesco a iscrivermi al SNS!!! AVANTI SAVOIA!!!!! Bene, e ora? La ricetta? Il certidão? La mia iscrizione é attestata da un foglietto striminzito, ma almeno non l'ho pagato venti euro (crepa formigoni e la tua associazione di rimbesuiti); ho scelto come mio medico curante il dott. Alvares Pereira, che oggi guarda caso non c'é. Vado alché al piano delle visitedove trovo una persona che almeno mi parla piano e chiaro, cosí capisco che il capo non c'é, ma che é lui la persona adeguata a fare domande come le mie, mi chiede se ho necessitá immediata di insulina o meno, no, bene allora ti va bene fare una visita col capo na quinta feira? Sim, está bem. Mi rilascia un fogliettino con scritto piccolo cicciutinho italiota, ricorda che hai una visita con ALvares Pereira giovedí alle dodici, non mancare! E mi saluta. Finalmente. La faccenda insulinica é risolta con un 2-2 portogallo-tazza, adesso non rimane che la faccenda universitaria.